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Indagini in corso sulla morte in utero di un bimbo, nato privo di vita in una clinica del capoluogo siciliano; aperta inchiesta anche nei confronti di padre e zio del piccolo, che avrebbero sfogato la propria rabbia minacciando e aggredendo alcuni operatori della struttura

La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta sulla morte in utero di un bambino, nato privo di vita in una clinica del capoluogo siciliano. La mamma, 21enne alla terza gravidanza, si sarebbe recata la scorsa domenica presso la struttura sanitaria – come riferisce Repubblica – per un controllo di routine, dal quale sarebbe emerso, tuttavia, che il cuore del bimbo aveva smesso di battere. Il giorno successivo le sarebbe stato indotto il parto per via farmacologica.

La donna, assieme al marito, ha deciso di sporgere denuncia affinché venga fatta piena luce sull’accaduto e vengano valutate eventuali responsabilità. La magistratura ha quindi avviato le indagini, iscrivendo nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di responsabilità colposa per lesioni e morte in ambito sanitario, i nomi di nove operatori sanitari che hanno assistito la gestante, tra medici, infermieri e ostetriche; un atto dovuto per consentire loro di nominare i propri consulenti in vista degli accertamenti peritali. I primi risultati, relativi agli esami sui tessuti prelevati, sono attesi non prima di due settimane.

Per il direttore sanitario della struttura il bambino sarebbe rimasto soffocato in grembo dal cordone ombelicale. “Un evento acuto, imprevedibile e non diagnosticabile”.

Parallelamente, la Procura ha aperto un altro fascicolo a carico del padre e dello zio della piccola vittima. Sono accusati di danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e lesioni. I due, in base alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, avrebbero sfogato la propria rabbia facendo irruzione nella clinica, minacciando gli operatori in servizio e distruggendo arredi.

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