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La Procura chiede l’archiviazione del fascicolo a carico di due medici in relazione al decesso di una paziente morta di infarto dopo le dimissioni dal Pronto soccorso; la famiglia si oppone chiedendo una nuova consulenza

Chieste nuove indagini sul caso di una 59enne, deceduta dopo le dimissioni dal Pronto soccorso nel 2020 in provincia di Salerno. La donna – come ricostruisce la Città di Salerno – aveva iniziato a sentirsi male il primo marzo, con dolore alla bocca dello stomaco poi diffuso a tutto il torace; il 3 marzo era stata visitata dal medico di famiglia, che non aveva riscontrato problemi cardiaci ma le aveva diagnosticato una epigastralgia. Il 4 marzo, tuttavia, al peggiorare delle condizioni, la signora si era recata in ospedale, dove il medico responsabile le aveva somministrato un antidolorifico. Il giorno successivo la paziente era stata dimessa, ma tornata a casa era morta di infarto.

In seguito alla denuncia presentata dai parenti della vittima, la Procura aveva aperto un’inchiesta per fare chiarezza sulla vicenda, iscrivendo nel registro degli indagati sia il curante che il professionista che aveva avuto in carico la donna in Pronto soccorso.

Sulla base delle consulenze tecniche disposte, tuttavia, la magistratura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo ritenendo che l’infarto miocardico acuto, pur se gestito correttamente, avrebbe comunque prodotto il decesso della donna. Richiesta a cui si è opposta la famiglia della signora, che invece – come riferisce ancora la Città di Salerno – sottolinea il mancato accertamento della patologia e l’assenza di contromisure, con errori in grado di provocare la morte. I

n particolare, nel ricorso in cui si chiede al Giudice per le indagini preliminari di proseguire l’attività investigativa si evidenzia “che il tempo trascorso dalle visite e il decesso, 18 ore e trenta minuti, sarebbe stato più che sufficiente per disporre il trasferimento della paziente in un reparto cardiochirurgico di qualunque qualificato presidio ospedaliero del territorio italiano per gli idonei trattamenti sanitari”. Il legale di parte chiede, quindi, una nuova consulenza che valuti la condotta dei due indagati.

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